Per natale regalo a ridarella un nuovo post, e a tutti quanti un video che non ci vogliono più far vedere. Alla faccia loro.
Aggiungo anche un sonetto di Pietro Aretino (1492-1556), per quelli che.. "la satira sì però educata" I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto perché tutti per fotter nati siamo; e se tu il cazzo adori, io la potta amo, e saria il mondo un cazzo senza questo. E se post mortem fotter fosse onesto, direi: Tanto fottiam, che ci moiamo; e di là fotterem Eva e Adamo, che trovarno il morir sì disonesto.
- Veramente egli è ver, che se i furfanti non mangiavan quel frutto traditore, io so che si sfoiavano gli amanti.
Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;
e se possibil fore, non mi tener della potta anche i coglioni, d'ogni piacer fortuni testimoni
II
Mettimi un dito in cul, caro vecchione, e spinge il cazzo dentro a poco a poco; alza ben questa gamba a far buon gioco, poi mena senza far reputazione. Che, per mia fé! quest'è il miglior boccone che mangiar il pan unto appresso al foco; e s'in potta ti spiace, muta luoco, ch'uomo non è chi non è buggiarone.
- In potta io v'el farò per questa fiata, in cul quest'altra, e in potta e in culo il cazzo mi farà lieto, e voi farà beata.
E chi vuol essre gran maestro è pazzo ch'è proprio un uccel perde giornata, chi d'altro che di fotter ha sollazzo.
E crepi in un palazzo, ser cortigiano, e spetti ch'il tal muoja: ch'io per me spero sol trarmi la foja.
III
Questo cazzo vogl'io, non un tesoro! Questo è colui, che mi può far felice! Questo è proprio un cazzo da Imperatrice! Questa gemma val più ch'un pozzo d'oro Ohimè, mio cazzo, ajutami, ch'io moro e trova ben la foia in matrice: in fin, un cazzo picciol si disdice, se in potta osservar vuole il decoro.
- Padrona mia, voi dite ben il vero; che chi ha piccol il cazzo e in potta fotte meritera d'acqua fredda un cristero.
Chi n'ha poco, in cul fotti dì e notte: ma chi l'ha come ch'io spietato e fiero, sbizzarrischisi sempre colle potte.
- Gli è ver, ma noi siam ghiotte del cazzo tanto, e tanto ci par lieto, che terrem la guglia tutta drieto.
IV
Posami questa gamba in su la spalla, et levami dal cazzo anco la mano, e quando vuoi ch'io spinga forte o piano, piano o forte col cul sul letto balla. E s'in cul dalla potta il cazzo falla, dì ch'io sia un forfante e un villano, perch'io conosco dalla vulva l'ano, come un caval conosce una cavalla.
- La man dal cazzo no levarò io, non io, che non vo' far questa pazzia, e se non vuoi così, vatti con Dio.
Ch'el piacer dietro tutto tuo saria, ma dinanzi il piacer è tuo e mio, sicché, fotti a buon modo, o vanne via.
- Io non me n'anderia, signora cara, da così dolce ciancia, s'io ben credess campari il Re di Francia.